ORFANI IN AUMENTO

Carissimi, un caro saluto da questa terra che quest'anno non ho lasciato. A differenza dello scorso anno (quando ho fatto lo straordinario di ferie in Italia), e a differenza di quanti hanno avuto l'occasione di venirvi quest'anno (chi per dovere, chi per malattia, e chi per turno), io sono rimasto al mio posto (o meglio: ai miei posti) di lavoro fino ad oggi. Continuate a sentire (anche nelle lettere precedenti degli altri frati) la situazione attuale dello Zambia, che sta deteriorando in molti settori (economico, operaio, scolastico, sanitario, ecc.) e abbiamo richieste di tante forme di assistenza in questi diversi settori, almeno nel nostro piccolo, che poi tanto piccolo non è, se le nostre parrocchie urbane si trovano in quartieri tra i 50 e i 100 mila abitanti, di cui un quarto circa sono nostri parrocchiani; senza contare poi che quanto a bisogni... non c'è differenza di religione, né confine di parrocchia! Durante quest'anno, dietro accordo con la comunità di frati in cui vivo, e grazie all'impegno del gruppo parrocchiale S. Vincenzo de' Paoli ho potuto vedere un buon numero di bambini e giovani frequentare le scuole (che altrimenti avrebbero dovuto lasciare), in qualche caso sono stati anche assicurati un pasto o assistenza medica insperati (a quanti non se li sarebbero potuti permettere), e perfino fatto sì che qualcuno si trasferisse al villaggio di origine (dove almeno possono coltivare qualcosa), incoraggiando quel processo migratorio inverso dalle città alla campagna, che può essere l'unica salvezza per questo vasto paese. Per poter far questo ho dato fondo in un anno solo a tutto ciò che raccolsi tra voi durante le mie vacanze tra il 1996 e 97. Quindi potete anche voi sentirvi soddisfatti per quanto siamo riusciti a fare insieme.

Si chiama Mavis: sua madre morì dandola alla luce; suo padre pochi anni dopo. La zia paterna, che se ne prese cura (con l'assistenza di un gruppo di volontari locali) e la fece arrivare fino alla scuola superiore, mori l'anno scorso. L'ultima zia paterna, che la prese allora in consegna, ne fece una piccola schiava: bruciò la sua pagella scolastica, il permesso di trasferimento tra scuole ed altri documenti personali; la faceva alzare di notte per cucinare frittelle, che poi doveva vendere di giorno lungo la strada; per pasto, quanto avanzava... Quando suo cugino (figlio di questa zia) mise su casa, fu passata come schiavetta a lui, con simili incombenze e stesso trattamento. Fu qui che ne venni a conoscenza, tramite loro vicini, miei parrocchiani, e riuscii a metterla in contatto con la stessa organizzazione che le era stata di aiuto nella sua infanzia.

Il primo caso di uno dei "figli della ferrovia" che ho avuto occasione di conoscere: figlia cioè degli operai cinesi che negli anni '70 costruirono insieme a personale zambiano i 2000 km della famosa ferrovia che univa Dar-es-Salaam (Tanzania) a Kapiri Mposhi (Zambia)... lasciando dietro di loro mulatti sino-africani. Una donna quindi sradicata dal proprio ambiente, considerata diversa, emarginata, senza un'istruzione, che aveva trovato speranze in un altro mulatto, il quale le diede due figlie, ma morì poco dopo! Riuscì a sopravvivere con qualche lavoretto come parrucchiera, appoggiandosi in casa di una cugina, fino a che anche lei morì lo scorso anno; e fu allora che Branda si trasferì nella mia parrocchia, affittando un'angolo di una casupola proprio adiacente alla nostra chiesa. Era già un cadavere ambulante, contagiata dalla peste odierna, senza la forza di poter fare l'unica cosa che aveva imparato, e vivendo della carità dei vicini. Ora pensa solo a chi affidare le due bambine (10 e 8 anni) quando le lascerà.

Charles è il primo di quattro figli, frequenta la 5à elementare ed è un mio chierichetto. Una domenica di qualche mese fa mi fu chiesto di portare l'unzione degli infermi ad un ammalato. Appena arrivato nelle vicinanze della casa, mi resi conti che Charles non era venuto a servirmi la Messa quella mattina, infatti era per strada, non lavato e con abiti sporchi. Dopo qualche domanda mi resi conto che l'ammalato, che era stato dimesso dall'ospedale alcuni giorni prima, e a cui avrei dovuto amministrare i sacramenti, era suo padre, ma che era stato portato la mattina stessa al suo villaggio di origine (a centinaia di chilometri di distanza) alla ricerca di medicine efficaci... e quindi avevo fatto un viaggio a vuoto. Insieme al malato era partita anche la moglie; i figli erano stati lasciati a sé stessi ed il più grande (in questo caso un maschietto) si sarebbe dovuto prendere cura dei più piccoli. Naturalmente andare ad attingere l'acqua, lavare i fratellini, preparare la colazione, accudire alla casa e preparare il pranzo, non gli avevano permesso di venire chiesa. Dopo qualche settimana i genitori ritornarono, ma presto si rimisero in viaggio, inutilmente, perché subito il padre morì e fu sepolto al villaggio. Non so quando sarà il turno della madre... ma questi quattro bambini si aggiungeranno al numero sempre più crescente degli orfani dell'AlDS, a cui non sono rimasti più familiari che si possano prendere cura di loro come succedeva una volta.

p. Angelo Paleri - P.O.  Box 70992 - NDOLA - ZAMBIA